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Remo Wolf. Cicli xilografici

Remo Wolf. Cicli xilografici

Categoria: Cultura Località: Castel Ivano
Data: Dal al
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Remo Wolf. Cicli xilografici

Dal 3 luglio al 29 agosto | Castel Ivano

"Remo Wolf. Cicli xilografici" è la mostra inaugurale del nuovo Spazio civico Albano Tomaselli, gestito dal Circolo Croxarie e sito al piano terra della omonima biblioteca comunale di Castel Ivano.
In esposizione circa sessanta opere dell'incisore trentino selezionate dal Priamo Pedrazzoli e Giovanni Daprà.
La mostra, promossa dal Comune di Castel Ivano in collaborazione con la Comunità Valsugana e Tesino, Croxarie, Ecomuseo della Valsugana, Litodelta e Terre del Lagorai, viene inaugurata sabato 3 luglio alle 18.00 ed è visitabile gratuitamente fino al 29 agosto dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00 (chiuso il lunedì).
Il ricco catalogo è disponibile in mostra e nelle principali librerie online.


"La statura europea dell’opera di Remo Wolf è incontestabile. Non è un caso che egli sia indicato come “un riformatore della xilografia”, artista che si è impegnato, assieme ad altri pochi e prestigiosi artefici, per riportare la tecnica incisoria ai fasti del passato. Remo Wolf è anche indiscutibilmente uno dei protagonisti dell’arte trentina del Novecento. Le sue opere si relazionano con una carriera artistica formidabilmente longeva che si articola per oltre settant’anni percorrendo quasi tutto il “secolo breve”.
Roberto Festi, architetto

“Iniziatosi ai segreti del pennello e del colore assai prima che non a quelli della sgorbia o del bulino”, come ha ricordato Giorgio Trentin nella ancora attualissima monografia, Wolf mantiene tuttavia con la xilografia, per la quale si dichiarava autodidatta, un rapporto di intima e costante ricerca, ponendola al centro del suo fare artistico e diventandone un rinnovatore tecnico di livello assoluto.
Nel 1952 con Giovanni Barbisan, Lino Bianchi Barriviera, Mario Dinon, Giovanni Giuliani, Tranquillo Marangoni, Neri Pozza, Virgilio Tramontin e Tono Zancanaro è tra i fondatori dell’Associazione Incisori Veneti.

La mostra di Castel Ivano, accompagnata da un nuovo e analitico volume sull’artista trentino, analizzano non a caso un aspetto fondamentale dell’arte di Wolf, che è quello legato ai “cicli”. Con il rientro dall’esperienza bellica, Wolf abbandona progressivamente il “legno di testa”, con il quale aveva esordito nel 1929, per approfondire con sempre maggiore perizia quello “di filo” che gli permette esiti formali diversi esaltando una scioltezza di segno che appare sempre più convincente.

Nel dopoguerra (1950, 1954 e 1956) la Biennale veneziana ospita Wolf che in quelle occasioni presenta sempre delle xilografie, segnale indiscutibile del ruolo primario che l’attività incisoria è venuta ad assumere nel suo percorso artistico. Sono opere ormai mature, evoluzione naturale di una fase di studio dove il disegno non ha segreti e dove la tavola incisa appare di un’efficacia sorprendente. Sono appunto gli anni nei quali l’artista accosta al tema libero della singola tavola i più articolati e colti cicli narrativi, indicatori di un’attenzione a tematiche del proprio tempo o del passato che Wolf propone come acuto osservatore e sagace critico.

Questo desiderio di “narrare” su più fogli si intensifica dalla metà degli anni Settanta e per tutti gli Ottanta, quando - complice il pensionamento dall’insegnamento - i tempi di lavoro assumono ritmi diversi.
Molti sono confluiti come iconografia di prestigiose edizioni d’arte, testimonianza di una potenzialità espressiva che ha raggiunto l’apice e dove il fascino del racconto si lega indissolubilmente ai caratteri più propri dell’artista: l’ironica lettura, la sottile irriverenza, il gusto della narrazione. Negli anni più recenti, la sperimentazione si rivolge a xilografie a uno o più colori, alcune delle quali realizzate con la tecnica del “legno perso” che Wolf si inventa come stimolo e sfida estrema nel campo incisorio.

L’evoluzione del tratto xilografico e l’uso di differenti linguaggi incisori, che si evolvono nell’arco della lunga esperienza artistica, possono essere ben compresi in questa mostra e nel prezioso catalogo di Pedrazzoli e Daprà che sintetizzano l’intero corpus della produzione wolfiana ma si spingono anche verso altri inediti e documentati approfondimenti.

Di Wolf si noteranno dunque alcuni passaggi fondamentali che rendono conto della statura artistica e tecnica: il segno fitto e minuto reso con il legno di testa; le zone a incastro con diversi giochi di luce; i ritmi e le sequenze geometriche che suddividono la tavola; l’adozione della “linea chiara” a esaltazione dei contorni; la cornice perimetrale scura contrapposta alla massa bianca punto focale della composizione; le ricercate texture degli sfondi e delle parti decorative; l’intrico nervoso e apparentemente caotico, con la sgorbia che emula il tratto della penna; l’essenzialità del segno affiancato al ricercato virtuosismo del dettaglio; l’equilibrata adozione, nello stesso legno, di piani e registri diversi per esaltare il racconto nei cicli narrativi.

L’aspetto umano in Wolf, per chi lo ha conosciuto e frequentato in modo non superficiale, è inscindibile da quello artistico. Imbronciato e rude in realtà Wolf si apriva all’interlocutore in modo estroverso e sensibile, complice quell’“ironia talvolta amara e pungente che non esclude comunque moti di candore disarmato e sincero”. Il privilegio della frequentazione ha permesso non solo l’approfondimento del suo fare artistico, ma ben più la possibilità di intensificare la conoscenza dell’uomo, della sua personalità, inquieta e tormentata, del suo rigore morale.


INFORMAZIONI:
Apt Valsugana | +39 0461 727700
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